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LA MEMORIA DELL'ACQUA

Temporali d’autunno, neve d’inverno, rugiada a primavera. L’acqua ha scavato, arrotondato, modellato. Come uno scalpellino lento e paziente, ha disegnato nel calcare del Matese morfologie uniche nel loro genere.
Ai piedi del massiccio ci sono importanti sorgenti, come quelle molisane di Bojano, dove nasce il Biferno, e quelle del versante campano. Piedimonte Matese è noto per l’acqua che sgorga in gran copia dalle sorgenti di Torano e Maretto, usata per dissetare buona parte della regione. E che dire delle sorgenti di Grassano, sito naturale di grande bellezza a poca distanza dal rinomato centro termale di Telese. E poi numerose altre risorgenze, utilizzate fin dall’antichità, come testimoniano antichi acquedot ti come quello romano di Faicchio.
Sorgenti cristalline, laghi placidi, tumultuosi torrenti.
Oasi di uccelli migratori ma anche vita per l’uomo e per le sue attività. Ne sono una riprova le centrali elettriche di Piedimonte Matese e di Capriati al Volturno, e quella abbandonata di Prata Sannita, bell’esempio di archeologia industriale.
Qui, alle quote più basse, giunge l’acqua inabissatasi in alta montagna, e porta con sé la storia e la traccia del proprio lento lavoro di erosione. Il calcare modellato dall’acqua custodisce la memoria del tempo. Gole e canyon sono ottime occasioni per coniugare la passione ecologica con il senso dell’avventura. Come nella Gola di Caccaviola, dove, indossato casco e imbraco, ci si può lanciare in tutta sicurezza in un’affascinante e inedita avventura.
E infine le grotte, matrone indisturbate che affondano le proprie radici nel buio della montagna. Basti pensare agli inghiottitoi in quota, come Campo Rotondo, Campo Braca, lo Scennerato, la grotta di Letino. Oppure alle sorgenti di media montagna, come quella di Rifreddo, di Concone delle Rose, di Capo Lete. Piccoli e grandi aperture nella roccia sono gli ingressi di mondi sterminati.
Negli abissi carsici, nelle forme che essi contengono, nei depositi e nei sedimenti, nelle stalattiti e nelle stalagmiti, nelle colate di calcite è registrato il passato del Matese. Nelle grotte il tempo scorre lentissimo, le forme sotterranee sono quasi immutate. È per questo che gli ambienti ipogei contengono la chiave per comprendere la storia e l’evoluzione anche del paesaggio esterno.
Questo è il paradiso degli speleologi, che da decenni esplorano, documentano, studiano e salvaguardano un patrimonio immenso. La speleologia è un fiore all’occhiello del Parco.

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